Acqua fragile
Acqua che cade, è acqua che cade
Sui giorni insipidi di un vecchio
Dinnanzi allo specchio dei giorni andati
Fra fumo e cenere di sigarette fumate di fretta
Ricordando l’alba dei natali sconosciuti
Dentro un circo di spettacoli
Sempre uguali
È acqua che cade, cade dal cielo di Cagliari
Sotto i sogni dei ragazzi, ed i miei vent’anni.
Acqua fragile.
Tempo di sogni
È acqua che cade. Un ometto scrutava il cielo di nubi gravide di pioggia che sbattevano l’una sull’altra.
Così, in un venerdì di gennaio l’acqua cadeva con una sua regolarità. Andando contro ogni previsione metereologica, l’ometto era nel bel mezzo di una tempesta e camminava su e giù per il molo senza ombra di paura, come se l’acqua fosse qualcosa di familiare, intima, che gli stava bene addosso.
Tutti gli altri avevano paura dell’acqua.
I ragazzi ventenni con l’avanzare del tempo si abituavano poi a quest’acqua.
Sgorgava da nubi di fango, non c’era via di uscita.
In questa meravigliosa città, nota come la città del sole, ecco che, ad un certo punto i sogni dei ragazzi svanivano nel nulla.
Ma i ragazzi non rinunciano mai ad affrontare la vita. Continuano ad andare avanti e a sorridere verso tutto ciò che gli appare e verso tutto ciò che il destino può riservare loro, come succede ad esempio, nei confronti delle avversità climatiche.
Per un po’ di tempo, magari rimangono assopiti, nella durata di un viaggio da dove non si rientra.
Accendono una sigaretta, nell’attesa di godersi l’alba come uno spettacolo, non solo da vivere, ma anche da sognare ad occhi aperti, in un mondo fantastico ed emozionale.