Il guardiano del faro
È un gabbiano dalle grandi ali
Ali che proteggono
Il mare
Il faro illumina la notte
La sua
Di tutti
Un’isola
Magica
Abitata
Dai pescatori
Erano
Giorni
Di carestia
Ma il gabbiano
Li aiutava
L’eroe del mare.
Tempesta
E timore
Nessuno
Vola
Alto
E ritorna
Candido colore
Candido
Lui
Il guardiano del faro.
L’isola di Gianpiero
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Sul mare si intravedevano le ali di un gabbiano nella luce notturna, le persone lo ammiravano in questa isola di pescatori. Questi erano i giorni in cui un eroe aveva il timore di affrontare la tempesta. Il volo candido rispecchiava il colore del gabbiano e il guardiano guardava attraverso il faro.
Le ali del gabbiano venivano osservate dalla maggior parte delle persone, la percezione rispecchiava i grandi ammiratori di quest’isola. Un’isola in cui la maggior parte dei pescatori aveva affrontato la tempesta.
La tempesta era talmente forte che il guardiano riusciva a stento a percepire il volo del gabbiano. In quest’isola quello che si poteva notare di più erano i colori candidi degli uccelli durante il percorso del loro volo che si percepivano da una lunga distanza e si potevano notare chiaramente, che accompagnavano il viaggio dei pescatori segnalando loro il pesce nei mari.
L’occhio captava la meraviglia e lo stupore suscitato dallo sguardo delle persone, ammirate dalla bellezza che c’è in tutta l’isola.
Un’isola talmente grande ricca di meraviglia, bellezza, pace ma soprattutto gioia. Da questa affascinante paesaggio svettava la luce del faro che trasmetteva a loro un gran senso di serenità e sollievo.
Quella sera il guardiano del faro era estremamente teso avvertito della forte tempesta e da una serie di particolari quali il volo rivelatore del gabbiano e gli incipienti nuvoloni scuri.
Il guardiano Giampiero si affrettava a fare le scale del faro.
Una volta giunto al faro prese i binocoli e scrutò il mare per vedere se i pescatori erano in arrivo, visto l’avvicinarsi della tempesta.
Il guardiano del faro, Giampiero, si trovava immerso in una vera e propria tempesta tenebrosa. Giampiero era zoppo e arrancava nel suo bastone con il viso semi coperto da una cuffia color blu.
Il maglione bucato riusciva a tenerlo ben al caldo, mentre osservava i pescatori ormeggiare in quest’isola affascinante.
Il signor Giampiero, un uomo abbastanza grande di età, ma anche con delle caratteristiche particolari nel suo volto da pastore, si trovava nel panico perché doveva affrontare una forte e terribile tempesta, ma allo stesso tempo, nonostante tutto ammirava con stupore e meraviglia i nuvoloni scuri.
La maggior parte degli osservatori percepiva le ali candide delle persone che ammiravano l’isola, dove i pescatori affrontavano la terribile e spaventosa tempesta.
Anche stavolta il guardiano vibrava di timore, presagio di episodi precedenti, sapendo che i pescatori ansimavano per ottenere il controllo dell’imbarcazione; anche l’allarme sulla spiaggia, dato dal continuo mareggiare, assumeva ormai proporzioni gigantesche.
Lo stupore e la meraviglia si notavano molto nello sguardo delle persone che ammiravano esterrefatti la bellezza di tutta l’isola.
Un’isola piena di pace ma principalmente gioia. Da questa affascinante paesaggio, la luce del faro trasmetteva loro serenità e sollievo.
La felicità del guardiano Gianpiero sta nella lotta, una volta passatta la tempesta resta nei suoi occhi blu il mare quel muro d’acqua mosso da Tritone; chiunque è capace di navigare in mari di bonaccia il bello, l’eroico è navigare in mari di tempesta; quel soffio di vento sulla pelle è metafora di vita e spinge alla resilienza contro le forze d’atrito del mondo.
Gli occhi di Gianpiero non spaurano ma accolgono.