Il rumore del silenzio
I volti e le maschere
risa di vita adolescenziale
ricordi di fototessere
sciupati nelle vene della città
i sogni che, dormono
i suoni che, hanno un eco
vorrei… forse è tardi
così preferisco tacere
le parole, sono fumetti nelle nebbie d’inverno
io sono, combattere devo
il sole lo cerco
da dietro un vetro
il rumore del silenzio.
Sogni ricorrenti
È un qualunque mattino d’inverno, la città si sveglia avvolta nella nebbia. Il signor K si stropiccia gli occhi ma non riesce a strappare il corpo dal letto, e girandosi dall’altro lato scivola di nuovo nel sonno, dove un mondo parallelo si svela. Si ritrova in una casa di marzapane e leccornie dove tutti sono felici ma non lui, che si sente escluso dagli altri che chiacchierano e ridono e sembrano non accorgersi della sua presenza. Rimane quindi in silenzio in mezzo a una compagnia allegra di cui non si sente parte. Li osserva e si accorge di non vedere i loro volti ma solo delle maschere mentre lui si accorge di non averne alcuna e si sente come nudo. Tace. Immerso in un ambiente da fiaba, dove tutti sembrano amici e felici ma in realtà nascondono il loro vero sé in un rumore di fondo. Il signor K si desta di nuovo, stavolta di cattivo umore per via del sogno. Per scacciare via quella visione e quella sensazione ripensa ai ricordi felici di una vita spensierata, quando era troppo giovane per avere le responsabilità che ha adesso: le risate con i compagni di scuola, l’eleganza della giacca e cravatta nella fototessera per la patente, memorie che si perdono nel traffico delle strade cittadine, un frastuono che rimbalza, i sogni interrotti che forse attendono di tornare la prossima notte, come se stessero a dormire di giorno.